Scende in campo la sostenibilità

Illustrazione @_nico189

La misurazione delle prestazioni, e la loro traduzione in numeri oggettivi ed equiparabili, sono imprescindibili nell’attuale mondo dello sport. Per questo, a bordo campo, indipendentemente dalla disciplina sportiva, è presente (almeno) una figura guardinga e ingobbita su un computer dai software specializzati, intenta a picchiettare compulsivamente la tastiera o a maneggiare con destrezza dispositivi tecnologici sconosciuti ai più: vi sarà capitato di scorgerla tra un’azione e l’altra.    

Ecco lei (o loro) è la custode, nonché produttrice, del numerico sapere sportivo contemporaneo. Per farla breve, ha lo scopo di tradurre le gesta degli atleti in percentuali (passaggi riusciti, ricezioni positive, rimbalzi effettuati, per citare i parametri più noti), quelle che poi coach e tecnici analizzano, studiano e spremono, al fine di estrarre le soluzioni per migliorare le dinamiche di squadra e creare le condizioni ideali in cui farla esprimere.

Insomma, l’interpretazione dei numeri fatti registrare da giocatori e giocatrici in campo è finalizzata alla crescita delle prestazioni corali sul terreno di gioco e oggi, nel 2024, è una pratica fondamentale per essere competitivi. Ma, proprio perché siamo nel 2024, da sola, non basta.

Le società sportive, nel contesto odierno, non sono semplicemente squadre. Qualcuno di voi si sognerebbe mai di ridurre realtà come Real Madrid, Boston Celtics o Imoco Volley al concetto “banalizzante” di squadra?

Oggi i club – anche ad un livello meno extraterrestre rispetto a quello delle società presentate, provocatoriamente, come esempio – sono molto di più: brand, status valoriali, aziende a tutto tondo. E quello che si vede sul campo, le imprese sportive che tanto ci fanno esaltare, è soltanto la punta di un iceberg decisamente più profondo e complesso di quel che si pensa.

Una società, dunque, se vuole crescere ed imporsi in maniera duratura nel proprio panorama di competenza, non può limitarsi alla vittoria sul rettangolo verde o sul parquet di un palazzetto, ma deve indagare nel dettaglio la sua parte sommersa, sviscerandone le dinamiche che la regolano e misurandone oggettivamente le prestazioni che la sostanziano.

In poche parole, ha bisogno, come i coach e i tecnici a bordo campo, di numeri su se stessa, che consentano di capire scientificamente quali direzioni può prendere per migliorarsi e che costituiscano la base di partenza per un percorso di sviluppo oculato, preciso e responsabile. Solo da questo processo extra campo possono conseguire risultati sportivi di successo.

Facile a dirsi – obietterete voi – ma della parte sommersa di un club, in cui non ci sono parametri chiari ed evidenti come possono essere passaggi, ricezioni e rimbalzi, che cosa misuri?

La sostenibilità. Sì, avete capito bene, sostenibilità. Da interpretare non in maniera basica e riduttiva come spesso fanno gli improvvisati paladini del green sui social, ma nel senso pieno e scientifico che consegue dall’analisi dei criteri ESG (environment, social, governance) e dei 17 Sustainable Development Goals (SDGs) dell’Agenda 2030 redatta dall’ONU.

Sulla base di questi è infatti possibile misurare le prestazioni ambientali, sociali e di governance di qualsiasi impresa. A dimostrarlo, ad esempio, è ARB SBPA, società benefit che ha concepito uno strumento (SI Rating) in grado di convertire l’operato e gli standard aziendali in un valore percentuale di sostenibilità, da cui ogni impresa può poi calibrare la propria crescita nell’ambito di questa tematica.

L’azienda veronese, fondata dalla sociologa ambientale Ada Rosa Balzan, ha dunque trasformato la sostenibilità in un indice concreto e tangibile, che è così diventata un’affidabile bussola, capace di orientare lo sviluppo di qualsiasi realtà imprenditoriale. Anche appartenente al mondo dello sport: lo testimonia il Consorzio Vero Volley, che ha ottenuto, per primo in Italia, il suo SI Rating a giugno 2024.

E non sarà l’ultimo, noi crediamo. Perché la sostenibilità è un concetto sulla bocca di tutti, che fa bene all’ambiente e alle organizzazioni lavorative, rende attrattivi e piace agli sponsor.

E ora che si è tramutato in un indice oggettivo e scientifico, inevitabilmente deve essere sfruttato dalle società sportive come benchmark per guidare la propria crescita. Del resto, si sa, i grandi atleti fanno vincere le partite, ma solo progetti ambiziosi, visionari e finanziariamente solidi possono attirarli: perciò, chiunque intenda trionfare sul campo, deve prima cominciare a curare la propria parte sommersa dell’iceberg. In chiave sostenibile, ovviamente.

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