Rampe comunicative, via d’accesso al turismo accessibile

Illustrazione @_nico189

Esiste un poliedrico intreccio di servizi e strutture che, grazie all’apporto fondamentale di ogni sua singola componente, consente a chiunque di vivere vacanze appaganti, senza ostacoli né difficoltà. Ormai è sulla bocca di tutti: il turismo accessibile che, seppur con qualche riserva, sta diventando sempre di più una realtà.

Lo dimostra la nostra percezione, – in effetti si sente parlare spesso di abbattimento delle barriere architettoniche nelle strutture ricettive – lo confermano i ben più affidabili e oggettivi numeri: dagli anni Novanta ad oggi, a livello europeo, il numero di turisti con disabilità è cresciuto del 26% e, in Italia, le persone che usufruiscono del turismo accessibile hanno recentemente toccato quota 10 milioni.

Cifre importanti, non c’è dubbio, che testimoniano quanto il settore turistico stia progredendo dal punto di vista dell’accessibilità. Ma, forse, non ancora sufficienti.

Per rendersene conto basta focalizzarsi sulla percentuale di crescita dei turisti con disabilità appena esposta, quel 26% che porta a un incoraggiante o striminzito – dipende dal grado di ottimismo di chi sta leggendo – 38%.

In ogni caso, sia che in questi numeri si leggano gli sforzi di un settore che si sta adoperando per rendere l’accoglienza universale, sia che negli stessi s’intraveda la scarsa reattività di far fronte a una questione arcinota da ormai quindici anni (il Manifesto per la promozione del turismo accessibile in Italia è stato redatto nel 2009), un dato di fatto permane. Il 62% delle persone con disabilità in Europa non è (o non può essere?) turista e dunque, a prescindere dalla fazione a cui si appartiene, non si può che convenire: bisogna fare molto di più.

«Sì, ma come? Io ho già fatto costruire due rampe per rendere accessibile il mio hotel!» farà notare più di qualche volenteroso albergatore. Il punto di partenza è buono, ma il discorso sulla disabilità è un po’più complesso di come spesso viene percepito dall’opinione pubblica e, per trovare soluzioni adeguate pure sul fronte turistico, occorre necessariamente fare un duplice salto concettuale sul tema.

In primis, disabilità non è sinonimo di sedia a rotelle, perché comprende in sé molte più situazioni, le quali possono riguardare anche l’aspetto cognitivo o sensoriale. E, soprattutto, non è una condizione che risiede nelle persone, piuttosto è generata dai contesti: ciò significa che una persona cieca non ha un handicap in quanto non vedente, ma lo vive solo in quelle circostanze che non prevedono un linguaggio da lei recepibile.

Alla luce di questi principi, ciò che gli albergatori sono chiamati a realizzare è evidente: strutture multiformi e versatili, capaci di ospitare qualsiasi turista senza dettare delle condizioni di normalità precostituite da un unico punto di vista appiattito su se stesso, dal quale inevitabilmente qualcuno rimane escluso.

Tuttavia, da sola, neanche questa visione empatica nel concepire i servizi turistici fisici può essere bastevole nel 2024. Infatti, oggigiorno, la stragrande maggioranza dei turisti prenota le proprie vacanze in autonomia, attraverso gli strumenti del web e, se non incontra accessibilità in questa fase primordiale, come potrà mai passare allo step successivo?

Del resto, lo dicevamo, la disabilità non è solo fisica e ci si può imbattere nelle sue limitazioni anche seduti davanti a un computer, mentre si cerca l’hotel più romantico per trascorrere l’anniversario con la dolce metà. La chiave, per chi opera nel settore turistico, è allora considerare la propria presenza online come la prosecuzione intangibile della struttura ricettiva e, in virtù di questo, creare rampe virtuali accanto a quelle fisiche, che permettano a tutti i potenziali clienti di accedere come si deve alla vera hall degli hotel della contemporaneità, il sito internet.

In questo senso esistono plugin, come AccessiWay, che consentono di ricalibrare in maniera personalizzata la visione d’insieme e le modalità d’interazione del sito, senza comprometterne le funzionalità.

Così ognuno può regolare in prima persona la propria esperienza con l’interfaccia virtuale, nella sostanza “scegliendosi” (le possibilità di personalizzazione a cui apre AccessiWay sono innumerevoli) le condizioni di accessibilità. Ne volete un esempio? Siete nel posto giusto: provate a cliccare il bollino magenta in basso a sinistra!

Ma il mondo della comunicazione è ben più ampio dell’interfaccia del sito e, sotto altri punti di vista, non può che essere l’operatore turistico a compiere le scelte. Scelte di linguaggio, innanzitutto, il quale dovrebbe mettere al centro la persona con i suoi diritti soggettivi e libertà fondamentali, senza identificarla specificatamente per quelle caratteristiche da cui, in certi ambienti, potrebbe derivare la percezione di un handicap (a tal proposito l’Ordine dei giornalisti ha pubblicato una guida con delle indicazioni preziose per una comunicazione adeguata e rispettosa delle persone con disabilità).

E poi scelte di immagini, nelle quali non dovrebbero comparire stereotipi irraggiungibili e irrealistici, ma esseri umani autentici e in qualsiasi condizione, in cui chiunque si possa rispecchiare, sentendosi realmente destinatario dell’intento comunicativo.

Raggiunte, e sviluppate, queste consapevolezze d’inclusività, si può in seguito evolvere ulteriormente la propria comunicazione accessibile, impiegando strumenti mirati che favoriscono il coinvolgimento di qualsiasi tipo di target. Un esempio è l’email marketing inclusivo, che deve essere costruito secondo i dettami dell’accessibilità (descrizione testuali per le figure, contrasto tra testo e sfondo adeguato a garantire la leggibilità, gerarchia chiara e ben definita, utilizzo di link e call to action) in modo da agganciare lo sconfinato panorama dei pubblici nella sua interezza.

Insomma, le possibilità a disposizione sono numerose ed è tempo di tradurle in realtà, perché, in questo mondo a portata di click, tutti vogliono giustamente sfruttare il proprio diritto di essere clienti. Ma sta ai protagonisti del settore turistico creare i contesti affinché questo avvenga. A partire proprio dalla comunicazione accessibile, senza la quale, nel 2024, quel turismo accessibile sulla bocca di tutti da cui siamo partiti resta solo una vacua e sfuggente speranza.

CONDIVIDI